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Matisse crede di aver visto un gatto scodare sui tasti di un pianoforte - lo giura -, tanto che gli è andato dietro con lo sguardo fin quando non è saltato giù. Ma non era il gatto, no. Sono stati il tonfo di un animo morbido come una palla di pelo e il luccichio di occhi inumiditi da parole che si sono fatte profonde.

E sarà che si è svegliato un giorno col bisogno di iniziare a raccontarlo. Colpa di chi, o che cosa, boh, non si sa. Ma, detto ciò, che importa? Qualcuno - di quelli che la sanno lunga - gli ha fatto notare che si tratta solo di coraggio. E che se non ne hai, non importa: lo puoi sempre trovare.

Storie di Matisse

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