Aibofobia

· 227 parole · 2 minuti di lettura · lievitomadre

«Pronto?»

«Anna, ciao. Sono Otto.»

Anna strinse forte il bracciolo del divano per sorreggersi.

«Ti avevo detto di non cercarmi più.»

«Sì lo so, mi comporto come un ossesso…»

Fitta lancinante alle meningi.

«Non capisco cosa ti ho fatto. Possiamo parlarne domani all’Angolo Bar a Bologna? Dove ci siamo conosciuti…»

Anna trattenne un urlo strozzato. Dove si erano conosciuti? Avrebbe dovuto capirlo quel giorno che nulla sarebbe stato facile! Il 22.02.2022, una data pessima, solo che non ci aveva pensato!

«No che non possiamo, devi lasciarmi stare.»

«Andiamo due giorni al lago, dove avevamo provato a fare Kayak?»

Anna resisteva con fatica alla voglia di chiudere la telefonata, ma Otto con lei era stato un ragazzo d’oro. Oh no! D’oro no!

Prese un respiro profondo e cercò di mettere in ordine i pensieri.

Ripensò a sua mamma, Ada, che da bambina le diceva: «Mangia: fai gnam!» e sentì le gambe farsi liquide.

La mente le riportò a galla la vocina della nipote che urlava: «Otto ama Anna e Anna ama Otto!» e le venne da vomitare.

Sentendo i conati, Otto si preoccupò e iniziò a chiamarla con insistenza: «Anna! Anna! Anna!»

Inspirò nuovamente e si concentrò su nonna Elle e sulla sua capacità di capirla.

Poi afferrò il telefono e urlò tutto d’un fiato: «I topi non avevano nipoti!»

E chiuse la comunicazione.

Ora era pacifica, pare.