Altrove

· 333 parole · 2 minuti di lettura · matisse

Erano rimasti da soli, sperduti sotto una luce sottile a reggere il buio pesto. Nessun altro nella gabbia di vetrocemento. Nessuna serenata, nessun gioco o schiamazzo nel quartiere. Nessuno che non fosse ancora stato deportato al campoprigione.

Nana aveva tanta paura e non c’era istante che non li sentisse già per le scale. Tremava, nonostante il caldo estivo, ed erano incubi per quelle divise, i manganelli e i volti coperti dai caschi. E ogni rumore che non fosse il crepitio della lampadina, o della pendola che perdeva colpi, non faceva che riempirla d’altre tenebre.

Ma a mezzanotte i passi che udì oltre il muro della stanza da letto, ferro e stivali, furono veri.

I mostri! Sussultò andando a rannicchiarsi tra le braccia di suo nonno, con gli occhi chiusi, per farsi piccola quanto più poteva. Lì volle sognare di poter tornare a giocare, ancora, nel prato dietro casa con i tuoni lontani, tra le cicale e il profumo di erba appena tagliata. E lasciò che il nonno la stringesse forte, come quando il temporale veniva per davvero e la luce se ne andava.

Ma i colpi all’ingresso cancellarono ogni carezza. Esplosero di violenza ingiustificata, inaudita che persino la catenella della porta si arrese troppo presto.

Nana prese a gridare «Aiuto! Papà, mamma, dove siete?» dove non potevano più fare niente, ecco dov’erano. E gli occhi le si gonfiarono di lacrime mentre quelli oramai si aggiravano per le stanze dell’appartamento e sguinzagliavano le loro ombre a rovistare e distruggere ovunque.

E non era tutto. No.

Prima una mano, una delle tante dentro un guanto, si allungò per afferrarla, mentre un’altra, armata fino ai denti, colpì suo nonno facendolo crollare a terra con la testa così fracassata che nemmeno il più bravo avrebbe saputo aggiustarla.

Poi una cerniera si aprì, un pantalone fece per abbassarsi e Nana capì che non le rimaneva più niente se non quella finestra aperta.

“Se solo avessi le ali”, pensò prima di saltare dal sedicesimo piano.

Lei sarebbe volata altrove.