Sofia non si era accorta dell’anatra alle sue spalle.
Ma Luca sì. La vedeva, stavolta non poteva essere solo immaginazione. La mamma gli diceva sempre che, se avesse fatto un respiro profondo e guardato bene intorno a lui, si sarebbe reso conto che non c’era nessun volatile in agguato, a minacciarlo.
Però c’era stato, una volta. Un’anatra gli aveva beccato la mano mentre era distratto, e da quel momento lui era sempre vigile quando si trovava all’aperto.
In quel momento era in piedi a qualche passo di distanza da Sofia, immobile. Doveva agire prima che la sorellina subisse la stessa sorte che era toccata a lui. Se non altro, lei non aveva cibo con sé: spalle al fiume, era accovacciata sull’erba a giocare con le sue bambole. Non c’era un panino da rubare, stavolta.
Ma la papera non lo sapeva, magari avrebbe attaccato lo stesso.
La mamma era seduta su una tovaglia da picnic poco piú lontano, guardava nella loro direzione ma non sembrava essersi resa conto del pericolo. Luca decise: corse verso la borsa che avevano portato e la setacciò, sapendo che conteneva sempre un ombrellino pieghevole, per ogni evenienza.
La mamma gli rivolse uno sguardo interrogativo.
«Che cerchi, amore?»
Luca non rispose, doveva restare concentrato. Allungò il manico dell’ombrellino, quasi stesse sguainando una spada, e prese il coperchio del frigo portatile che era lì accanto, come scudo. Inspirò, preparandosi all’azione. Con un urlo, che voleva essere spaventoso ma era piú spaventato, si scagliò verso l’anatra, brandendo l’arma che si era procurato.
Il pennuto starnazzò e si allontanò agitando le ali, alquanto infastidito di essere stato disturbato nel suo riposino, ma senza alcuna voglia di battersi.
Sofia, che si era girata con un gridolino quando aveva sentito la carica del fratello, aveva un’espressione perplessa. Luca non ci badò e sorrise felice, saltellando: ce l’aveva fatta, era un eroe!