Jack aveva deciso di farla finita.
Con il lavoro che faceva gli bastava poco.
Doveva solo sganciare un moschettone dell’imbracatura e il gioco era fatto.
Faceva il lavavetri, di quelli che non soffrono di vertigini e restano sospesi lungo i muri dei grattacieli.
Aveva scritto un biglietto per la moglie.
“Perdonami, ma non riesco a sopportare più questo dolore”.
L’indomani avrebbe messo fine a tutto.
Poi, quel fuori programma al lavoro, la telefonata del suo capo.
Chiamava per la giornata dei supereroi. Era stata anticipata.
Di solito la facevano prima di Natale.
Non poteva tirarsi fuori, anche se ritornare in quell’ospedale gli pesava.
Salì in soffitta, aprì la cassapanca e, alla fine, scelse il costume da Uomo Ragno.
Suo figlio Tom avrebbe approvato.
Dietro la maschera si sentiva meno esposto di fronte a quei bambini che avevano perso la voglia di sorridere.
Proprio come era accaduto a Tom.
Il giorno dopo, Sam e Pip - Superman e Thor - furono i primi a calarsi.
Superman con tergivetro in mano; Thor con spugna, secchio, acqua e sapone.
Si esibirono in numeri da circo davanti a tante piccole bocche spalancate.
Jack li seguì a ruota con il suo abito rossoblù e il ragno nero disegnato sul petto.
Scese fino all’altezza della sala giochi, bloccò il moschettone e cominciò lo spettacolo.
Prima si capovolse, poi si mise in posizione eretta, poi di nuovo a testa in giù.
Disegnò ragnatele con la schiuma, poi le cancellò.
Soffiò dentro una cannuccia. Mille bolle colorate salirono in alto, trasportate chissà dove dal vento.
Dietro la maschera, gli si allargò un sorriso.
La piccola Nikki applaudì, Mike fece una smorfia e Jason, con la flebo attaccata al braccio, accennò una risata.
Robert si avvicinò al vetro e vi posò la mano.
«Mamma, ma i supereroi non hanno paura di cadere?»
La donna esitò un attimo, gli occhi lucidi. Presto sarebbero tornati a casa. Gli aveva promesso che sarebbe andato tutto bene.
«Sì, gli capita… però poi passa. Perché non guardano giù, ma sempre avanti» rispose.
Quelle parole si fermarono contro il vetro.
Eppure, qualcosa arrivò a Jack.
Finito il turno, tornò a casa e andò nella stanza di Tom. Sul comodino c’era ancora il suo orso di peluche.
Si sdraiò sul letto ancora vestito da Uomo Ragno, il biglietto per la moglie accartocciato tra le mani.