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«Babbo Natale non esiste!»
La classe si zittisce e si volta verso Matteo. La maestra, imbarazzata, prova a intervenire, ma il danno è fatto.
«Non è vero!» protesta Laura.
«Sì che è vero!» insiste Matteo. «Se esistesse, porterebbe i regali a tutti, ma alcuni non ricevono niente. Perché?»
Asia, turbata, risponde: «Perché non si sono comportati bene».
Matteo ribatte: «Hassan è bravissimo, ma Babbo Natale non passa mai da lui».
Hassan abbassa lo sguardo.
Luca interviene sicuro: «Ma lui è musulmano! Non festeggia il Natale».
Hassan nel frattempo guarda i compagni in silenzio, un po’ sorpreso di essere stato coinvolto.
«Quindi un uomo così buono e potente, che gira il mondo in una sola notte con una slitta trainata da renne volanti, porta i regali solo ad alcuni bambini?» replica Matteo.
La maestra, sempre più tesa pensando alla chat dei genitori, chiude il discorso ricordando che ognuno a casa propria può credere a ciò che vuole.
All’intervallo molti guardano male Matteo; qualcuno gli dà una pacca sul braccio e gli sussurra che ha ragione. Lui rimane seduto, pensieroso. Da piccolo anche lui credeva a Babbo Natale e ogni anno scriveva la letterina. Prima chiedeva giochi. Poi, da quando il papà era stato ricoverato in quel centro, voleva solo che tornasse a casa per Natale. Non era mai successo.
Sotto l’albero trovava sempre regali incartati con la stessa carta rossa che la mamma usava per gli zii. Da tre anni scartavano i doni da soli, lui e lei. E Matteo non riusciva a capire perché Babbo Natale avesse portato la Play Station a Luca e Riccardo, che copiavano e prendevano sempre in giro Hassan e gli altri compagni pakistani, mentre a lui no. Lui che si impegnava, aiutava la mamma e cercava di essere sempre educato e gentile.
No, non se la sentiva più di crederci. Aveva chiesto alla mamma il permesso di non scrivere più la letterina.
Lei aveva annuito, gli aveva sorriso con dolcezza e l’aveva stretto forte.