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Marta pensava che fossi io a mangiare i biscotti ogni Natale. Io pensavo fosse lei. Per cinque anni nessuno di noi due l’aveva mai chiesto all’altro. Fino al giorno in cui una domanda di nostra figlia Emma mi fece nascere un dubbio.
«Perché Babbo Natale non risponde mai ai miei biglietti?»
«Quali biglietti, amore?»
«Quelli che metto vicino ai biscotti.» Non avevo mai visto alcun biglietto. Chiesi a mia moglie. Nemmeno lei.
Lì per lì non ci pensai. Ma man mano che le feste si avvicinavano, mi tornarono in mente gli oggetti spariti ogni Natale: l’astuccio di Emma, il suo orsacchiotto ritrovato la mattina in giardino, i disegni svaniti dal frigo.
«Non è niente,» mi tranquillizzò mia moglie. Ma non riuscivo a togliermelo dalla mente. Quali biglietti?
Così, lo scorso Natale montai una telecamera di sicurezza in soggiorno.
«Per beccare il ladro di biscotti?" disse Marta ridendo.
Non risposi. Montai la telecamera, poi sistemai i regali di Emma e me ne andai a letto.
Mi svegliai alle cinque gridando. Marta mi diede una spinta, si rigirò e tornò a dormire.
Scesi in salotto.
I biscotti non c’erano. Si era volatilizzato persino il piatto.
Corsi al laptop e lo aprii. Avevo le mani sudate, tremavo. Il filmato partì. Ore di soggiorno buio e immobile. Poi, alle 3:47, qualcosa cambiò. Una figura sfocata scivolò nell’inquadratura come un’interferenza. Troppo alta per essere umana, troppo sottile. Si fermò davanti al tavolino.
I biscotti scomparvero in un fotogramma.
La figura rimase immobile per quasi un minuto. Nelle mani teneva un foglietto rosa.
Si mosse verso le scale.
Chiusi di colpo il laptop, spinsi indietro la sedia e corsi su per le scale urlando il nome di Emma.
La porta della sua stanza era socchiusa. Entrai.
Il letto era vuoto e le coperte gettate da parte. La finestra era chiusa dall’interno, con il fermo di sicurezza ancora inserito.
Sul cuscino, perfettamente piegato, c’era il biglietto di Emma: la carta rosa, la calligrafia infantile, il tutto decorato con stelle di glitter dorato: Caro Babbo Natale. L’anno prossimo puoi portarmi con te?
Sotto la sua domanda, scritta con un pennarello nero dalla punta grossa, una sola parola:
Sì.