Esiste un posto speciale lungo la strada che da Torino porta in Liguria.
A una certa mira, dopo aver superato le montagne e sfidato curve a gomito a ripetizione, il verde delle pinete si apre e lascia spazio ad una perticona a strisce. È la punta di una ciminiera che sta a mollo in mezzo a una grandissima bacinella di blu.
Quel punto non compare sulle mappe. Sai di esserci arrivato perché generoso ti regala il mare per la prima volta e di lì si comincia a sentire un’altra aria.
Mio padre ci diceva sempre di aprire i finestrini e “dai che ci siamo quasi” anche se il nostro viaggio sarebbe continuato un’altra ora, fino a Bordighera.
Mia madre invece non mollava mezzo centimetro con i suoi “non puoi tenerla fino a che arriviamo? Adesso non facciamo nessuna sosta”, oppure con “state fermi, Daniele non metterti a leggere che ti viene da vomitare, Claudia tirati su che ti viene da vomitare. Bruno fai le curve piano che la scorsa volta hanno vomitato.”
E sapevamo già che avrebbero discusso fino all’arrivo, se non oltre. Ma io dopo quella boccata manco più li sentivo. L’abitacolo profumava già di pini marittimi e rosmarini. E sapeva di vacanze con gli zii e i miei cugini di San Mauro. Di sale e sabbia dappertutto. Di scottature e creme solari scadute l’anno prima (ma vanno bene lo stesso), delle prime sbirciate un po’ serie alle ragazzine.
Ma sapeva anche di tutto ciò che avevamo lasciato in città, a casa nostra: i nonni, la scuola, i compagni, l’asfalto rovente, i semafori. E il matrimonio dei miei genitori che oramai era allo sbando.
Le ricordo ancora tutte, da quando il vetro del mio finestrino funzionava a manovella fino all’ultima, su di un macchinone grigio topo, l’estate prima che mio padre si trasferisse a Nizza.
Si sente quando il mare si fa vicino. Basta un respiro. Uno solo.