Alle 23 Cindy entrò negli uffici della Flight Corporation al trentesimo piano del grattacielo durante un blackout temporaneo. Accese le luci di emergenza e le vetrate della sala di rappresentanza brillarono nella notte.
Introdusse il carrello con scope, detersivi e stracci.
“Si comincia” si disse, posando un copione sul ripiano della scrivania e, spolverando il mogano, sussurrò nel silenzio:
«Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri?» e riordinò le penne e le matite nel bicchiere di cristallo.
Cambiò tonalità: «Il cielo sarà così bello che tutto il mondo si innamorerà della notte.»
Strofinò la cornice d’argento della foto di famiglia e proseguì a voce alta: «Separarsi è un sì dolce dolore, che dirò buonanotte finché non sarà mattino». Ingrassò il cuoio della poltrona del Capo. Impilò gli appunti, sbirciò il copione di sfuggita. Chiese: «Come e, dimmi, perché sei entrato qui dentro?»
Una voce dietro di lei proseguì: «Sulle ali leggere dell’amore ho scavalcato questi muri. L’amore non teme ostacoli di pietra.»
Cindy trasalì, ma si dominò e affrontò le sedie brandendo il piumino. «Le gioie violente hanno violenta fine.»
La voce dietro di lei implorò: «D’ora in avanti tu chiamami “Amore”, ed io sarò per te non più Romeo, perché m’avrai così ribattezzato.»
La ragazza si voltò, dando le spalle alle vetrate spalancate sulla notte.
«Ama, ama follemente, ama più che puoi e se ti dicono che è peccato ama il tuo peccato e sarai innocente.»
Un uomo in tweed le sorrise dal vano della porta.
«Brava! Lavoravo nell’altra stanza e l’ho ascoltata. Sono un appassionato di Shakespeare e la tentazione è stata troppo forte.»
«Mi chiamo Cindy. Domani ho un provino al New Globe Theater.»
«Ing. Prince. Sicuramente avrà la parte. Mi faccia sapere.» E uscì dalla stanza.
Cindy lasciò che il cuore riprendesse a battere normalmente.
La pendola battè dodici rintocchi.
Recuperò il copione, afferrò il carrello, spense la luce e abbandonò gli uffici.