Collanine a fumetti

· 350 parole · 2 minuti di lettura · brina

Davanti all’edicola del porto, mia nipote Giada mi prende la mano: «Entriamo insieme?» chiede.

«Certo» le sorrido.

Non mi spiace fare la zia a tempo pieno, quest’anno ad agosto.

Mio fratello Aldo si è separato da poco e non sapeva gestire le vacanze con la figlia seienne da solo, quindi gli ho proposto di portarla in Toscana, nel campeggio che conserva i nostri ricordi estivi d’infanzia e adolescenza. Lui ha apprezzato l’idea, ma è giù di morale e spesso si isola delegandomi il tempo da dedicare a lei.

Osservo Giada aggirarsi tra gli espositori, la sua sembra una ricerca mirata. Di cosa, non so.

«Giadina, hai deciso?» sondo, sistemandole la molletta a forma di ape sui riccioli biondi.

«Quasi, zia Chicca. Volevo un fumetto, ma poi ho visto le collanine.»

Beh, a sei anni anch’io andavo matta per le collane di perline e ogni martedì, cascasse il mondo, andavo a comprare Topolino con papà. Un rito durato fino ai miei vent’anni e anche uno dei più bei ricordi di lui.

«Papy sa leggere i Paperi con la voce buffa» spiega Giada, indicando l’espositore «però mi piacerebbero anche delle collane uguali per noi tre, vedi quelle blu? Non so decidere» sbuffa.

«Se compriamo sia le collane che il fumetto?» propongo.

Giada spalanca gli occhioni verdi: «Come, e la regola del “solo una cosa”?»

«È una buona regola, ma il Manuale delle Zie non ne parla.»

«Davvero?» Il sorriso che mette in mostra la finestra tra i suoi denti mi emoziona.

Annuisco solenne e pago collanine e Paperi Disney.

«Siete qui anche voi?» Aldo è davanti all’edicola e Giada gli va incontro radiosa.

«Papy, questa collana è per te, mettila, è uguale alle nostre» gli dice, porgendogliene una. Fa lo stesso con me, poi indossa la sua.

«Ora siamo un gruppo dove nessuno può essere triste. Mai!»

«Ah, sì?» Aldo la prende in braccio.

«Sì, abbiamo anche i Paperi! Fai Paperoga?»

Aldo mi guarda e mima con le labbra: «Opera tua?»

Io scuoto il capo, gli spettino i capelli e insieme ridiamo con gli occhi un po’ lucidi.

«Allora? Lo fai Paperoga?»