Beltane era quasi finito quando Brigid, dalle rocce di arenaria sopra la baia, osservava l’uomo scendere dall’imbarcazione del mercante. Percorreva gli ultimi passi con i piedi nell’acqua. La lunga veste scura legata in vita e il simbolo del nuovo dio al collo. Ad aspettare sulla spiaggia c’era il capo villaggio, con alcuni uomini e ceste cariche di merci. Ormai gli scambi con l’isola di Albione erano regolari, ma fino a ora nessuno aveva osato chiedere di essere lasciato su Eriù, o come la chiamavano al di là del mare, Hibernia. Brigid si voltò verso Cathbad, accanto a lei. Il Druido reclinò il capo, facendo tintinnare il toque sotto la barba bianca.
«Sei sicura di quello che hai visto nelle profezie?»
«Credi stia mentendo?»
«No, non intendevo dire questo», bofonchiò lui. «Solo, mi sarei aspettato qualcuno di più… imponente, visto che nelle tue visioni costui è la prima crepa che farà crollare il nostro mondo.»
Come evocato da una voce invisibile, l’uomo sulla spiaggia alzò lo sguardo e incrociò gli occhi dorati di Brigid. Lei vide, nel sorriso che le fece, la determinazione a cancellare il tempo del suo popolo. Ricambiò chinando il capo.
Cathbad continuò: «A me non sembra una grossa minaccia. Ha chiesto al capo villaggio di poter avere qualche pietra per costruirsi un riparo e pregare il suo dio. Non ha armi.»
Brigid fece passare una ciocca fulva dietro le orecchie appuntite e guardò il Druido.
«Sembra abbia cominciato la sua opera proprio da te. Caro amico.»
Il Druido sbuffò dal naso e la seguì verso la foresta. Vi arrivarono quando il sole era quasi al tramonto. Una lama di luce passava attraverso la fessura creata tra le pietre del circolo, illuminandone il centro.
«Ci rivedremo all’equinozio vero?» le chiese timoroso Cathbad.
Brigid scosse il capo. «Narrate le nostre storie, così non saremo dimenticati», gli rispose stringendogli le mani.
Si voltò e sparì assieme all’ultimo raggio del giorno morente.