L'esame di fisiologia

· 329 parole · 2 minuti di lettura · mangiapolvere

«Lau, scendi!»

«Ciao Ros! Vuoi salire?»

«Salire? Mancano dieci minuti!»

«Allora abbiamo tempo. Dai, sali che ti faccio vedere una cosa!»

Sospiro, già pentita. Il cancelletto si apre con un pigro BZZZ, lo spingo e cammino veloce lungo il vialetto. Il portone è aperto, le scale familiari. Le salgo a due a due.

Mi accoglie ancora in pigiama.

«Ti piace questo mascara? L’ho preso da Kiko. Dai, provalo!»

Alzo gli occhi al cielo. Mi arrendo.

«Ecco, provato. Ora sembro un panda che sta per perdere una sessione di esame.»

«Oh, quanta fretta. Abito attaccata alla stazione. E poi, ho mai perso un treno?»

Laura scompare nella sua stanza. Io continuo a fissare l’orologio del cellulare: non ce la faremo mai.

«C’è sempre una prima volta.» le urlo dal corridoio.

«Tranquilla!» esclama, emergendo vestita, impeccabile come se dovesse discutere la tesi.

In un lampo è fuori casa e, sbattendo la porta dietro di sé, si lancia giù per le scale con l’agilità di una trail runner. Mi sforzo di starle dietro, lo zaino che mi sbatacchia sulla schiena, i movimenti legnosi di chi non fa sport da quando aveva otto anni.

Mentre ci scapicolliamo per strada mi scappa da ridere. I miei singulti strozzati si mescolano alla sua risata luminosa. La guardo: i ricci neri ondeggiano scomposti nell’aria umida.

Mentre ci avviciniamo alla stazione metto a fuoco il monitor delle partenze. Ecco il treno. Non lampeggia.

«Dieci minuti di ritardo!» strillo.

«Che ti avevo detto?» fa Laura, trionfante.

«Fossi stata solo io, sarebbe partito in anticipo.» bofonchio, piegata in due.

Laura mi si piazza davanti, saltellando. «Dai, ripassiamo. Ormoni dell’ipofisi?»

«PH, ormone della puntualità. Ma tu non ce l’hai.»

Mi arriva un buffetto sulla spalla. Ci sediamo sulla panchina, accanto a un signore dall’aria assente.

«Andrà benissimo, Ros. Fidati. E poi, ricorda cosa ci aspetta la settimana prossima.»

«Ibiza.» sussurro, controllando l’eccitazione nella voce, e appoggio la testa sulla sua spalla mentre da lontano sento arrivare il fischio del treno.