Forse ero un supereroe

· 238 parole · 2 minuti di lettura · thursday

Le ciabatte fanno uno strano rumore. Forse dovrei controllare le suole. Oppure il pavimento, magari ha qualche problema.

Fuori fa freddo. Mi serve il cappotto pesante. Ma non mi ricordo dov’è. Era verde, imbottito. O forse blu. Magari basta una giacca. Ma dove le avrò messe?

Da quando Ester se ne è andata, non trovo più le cose. A momenti non riconosco più casa nostra. Che poi, perché lasciarmi dopo cinquant’anni di matrimonio? Cosa le ho fatto?

Tutti continuano a dirmi che “è mancata”. Ma cosa le è mancato? Certo, io posso essere noioso, brontolone, ma ci conosciamo da una vita. Cosa avrà trovato di meglio?

Ah, ecco l’armadio grande. Forse qui dentro. Dovrei anche cambiare questa maglia, ha qualche macchia. Di cosa, non so.

Quanti vestiti appesi, di chi saranno? Tutti ordinati nelle buste, questa è senz’altro opera di quella stordita di mia nuora. Sembra che non abbia altro da fare che riassettare. Ma cominciamo dal fondo, altrimenti mi perdo.

Che strano, non mi ricordavo di avere vestiti rossi e blu. Un mantello, poi. E questa tuta?

La S sul petto!

Ma allora è vero tutto quello che mi succede quando chiudo gli occhi. Io so volare! So fare cose straordinarie!

Forse così convincerò Ester a tornare.

L’infermiera lo trovò poco dopo, accasciato su una poltrona, il vecchio costume di carnevale stretto al petto. Il cuore aveva smesso di battere, ma il sorriso non si era spento.