Generazioni

· 326 parole · 2 minuti di lettura · scout

È noto che se ti coglie il morbo pulitore va assecondato. Nonna Jole lo sa bene quando, brandendo il piumino acchiappapolvere e l’aspirapolvere ciclonico 100 gradi ultraplus, apre la porta della camera di suo nipote Matt.

Le condizioni sono migliori del previsto. A parte qualche calzatura, zaini, borse, ammassi di jeans e felpe, il pavimento è quasi sgombro: è davvero un bravo giovinetto!

Raggruppa le scarpe sul davanzale della finestra (quattro paia più una ciabatta single), appende le borse all’attaccapanni verde.

Nei pressi della poltrona la investe un tanfo acido di poliestere madido di sudore: eccoli lì, quei vestiti sintetici che Matt si ostina a indossare quando esce certe sere: calzamaglia e dolcevita blu, mascherine nere, mantelli viola. È adorabile ma non apprezza le fibre naturali.

Jole ne raccoglie un bel mucchio e lo sbatte in lavatrice: sessanta gradi con prelavaggio e doppio tappo-dose di NoMercy, detersivo contro lo sporco più ostinato. Più tardi li stende in garage e si inebria del profumo di pulito.

Verso mezzanotte Matt rientra di fretta in bici; dal cortile sente la nonna che russa.

Prima che il portellone del garage si apra del tutto, riconosce l’aroma di ammorbidente.

Gli scappa da ridere: la nonna è la regina del pulito! Poi però nota che ha scovato tutti i mantelli: noo, sono ancora troppo bagnati!

A passo felpato entra in camera sua, infila veloce un costume pulito, poi sale in soffitta. Da una vecchia valigia di pelle rovinata estrae un mantello lucido. Lo indossa e fa una piroetta. È seta impalpabile, taglio vintage. Il rosso non è nella sua palette ma non c’è tempo da perdere. Corre via sfrecciando sui tetti.

Un brutto presentimento sveglia Jole di soprassalto: infila le pantofole e, uscendo della camera, incrocia Matt, di rientro con il solito completino blu.

«Tesoro! Scusami, ti ho lavato tutti i mantelli!» piagnucola affranta senza dentiera e senza occhiali.

«Tranquilla Nonnina» risponde lui appoggiandole un bacino sulla guancia. «Ho preso il tuo!»