Giochi di ruolo

· 334 parole · 2 minuti di lettura · frank-stria

«Giletti cosa non capisce della parola sbagliato?»

La Dottoressa Melissa Vanni tamburellava le unghie laccate di rosso sul tavolo mentre mortificava Giletti al telefono.

Jacopo, seduto di fronte a lei, guardava il paesaggio scorrere dal finestrino, tenendo d’occhio il riflesso del suo capo.

«Tu, hai finito con il report?» disse brusca lei, troncando la conversazione telefonica.

«Sì, Dottoressa, fatto.»

Jacopo girò l’iPad urtando senza volerlo il bicchiere con il caffè caldo, che si riversò sulla gonna del tailleur.

«Imbecille!» urlò lei. Qualche sopracciglio si alzò dagli altri posti della prima classe semivuota.

Sgusciò dal sedile e andò verso il bagno, lui la raggiunse, reggendole la borsa e bofonchiando scuse.

La Dottoressa fece scorrere la porta ed entrò, Jacopo la seguì.

«Cosa fai?» esclamò stupita.

Lui fece scattare la serratura. Per un momento il CEO della RVS S.p.a. rimase ammutolita.

«Ora ti dico cosa succede e tu fai la brava.» La voce di Jacopo era diventata ruvida. Melissa sgranò gli occhi. Il ragazzo fece un mezzo sorriso, vedendo l’iniziale timore di lei crollare non appena capì chi aveva di fronte.

«Max», rantolò.

«Sì, ma come si dice?»

«Sì, signore.»

«Brava. Per fortuna mia non ti prendi mai la briga di osservare i tuoi dipendenti, vero? Io invece la voglia che hai sulla clavicola la riconoscerei tra mille.»

Melissa si morse il labbro. Jacopo si avvicinò, compiaciuto del modo in cui i fianchi della sua schiava fremevano di eccitazione ai suoi ordini.

Avevano iniziato a chattare, anonimi, come spesso succede. I ruoli erano stati chiari fin da subito, le parole sicure stabilite, e i rituali consolidati. Avevano testato i limiti e ora erano una squadra affiatata. Unico vincolo ai loro incontri: le luci basse e le maschere sempre addosso.

«Sai cosa devi fare, vero?»

Melissa gli porse i polsi tenendo lo sguardo basso. Lui si slacciò la cintura e la girò attorno alle braccia di lei. Qualcuno bussò alla porta del bagno.

«Occupato!» A Melissa uscì un gemito spezzato.

«Brava la mia ragazza», le sussurrò all’orecchio.