Gran San Bernardo

· 319 parole · 2 minuti di lettura · sam

È l’ultimo giorno di apertura della strada verso il Gran San Bernardo. Domani chiudono la sbarra sopra S. Remy e fino a maggio per andare in Svizzera si pagherà il Tunnel.

Negli anni ho avvertito l’eco del tempo sul Colle, immaginato Annibale con gli elefanti,

Napoleone diretto a Marengo. È la via Francigena. Intorno al Mille Bernardo ha posto le fondamenta dell’Ospizio cristiano: in tutte le stagioni i Canonici hanno offerto ricovero e pasti caldi. La chiesa per pregare.

«Dai Roc, andiamo a salutare il Grande.»

Aiuto il vecchio cane a entrare nel portabagagli. Saliamo piano. Oltre S. Remy i bar estivi sono dismessi, presto la neve coprirà i tavolacci. Un fumo sottile esce dalle baite, nei prati le mucche pasturano ancora. Ci inerpichiamo sui tornanti della montagna. Rocce gigantesche sovrastano il nastro stretto che punta verso i 2500 metri del Colle. All’arrivo una nebbia fredda ricopre il lago, fra i vapori balugina l’Hospice. L’inverno è in attesa. Parcheggio sul retro dell’edificio; vorrei entrare a meditare un’ultima volta nell’antica chiesa, ma resto in macchina.

Una luce fioca trapela dalle finestre strette: qualcuno cucina la cena per gli ultimi pellegrini. Da domani arriveranno escursionisti, poi scialpinisti con pelli di foca.

Scopro il negozio svizzero sprangato, rinuncio alla cioccolata e ritorno al versante italiano dove il bar è aperto. Un enorme san bernardo di legno sfida la bufera impavido fra i gabbiotti di souvenir svuotati e blindati e Roc lo oltraggia pisciandogli addosso. Raffiche violente percuotono la stele di Bernardo; lì duemila anni fa si ergeva il simulacro di Giove Pennino.

Sistemo Roc in auto e mi rifugio nello Chalet: mi accoglie un’aria di festa, come un commiato di vecchi amici. Ordino una cioccolata calda, mentre una ragazza bionda apparecchia i tavoli per l’ultima polenta della stagione.

«È una buona idea, -le dico- l’anno prossimo verrò anch’io.»

Chissà.

Esco nel vento. Lascio il Grande ai silenzi, alla quiete dopo la valanga.