La sua finestra era l’unica illuminata in tutto il palazzo. All’improvviso, la luce delle candele si tinse di verde e June seppe che aveva funzionato. Il Grimorio sgualcito, trovato sepolto in una bancarella di libri usati, era sul pavimento aperto a pagina tredici. Diceva di aspettare le 3 del mattino e lei lo aveva fatto. Non aveva trovato le candele di sego nero, né le ossa di corvo. Al loro posto, semplici cerini e ossa di pollo. Ma June sentiva una forza nuova riempire la stanza, ora invasa da bagliori smeraldini, mentre una figura prendeva forma in mezzo al cerchio disegnato con il gesso. Poi un lampo. La ragazza temette che tutta la città fosse stata svegliata da quella esplosione di luce e, recuperata la vista, si trovò davanti al famiglio che aveva evocato.
«Non sei un corvo. Sei tutto spelacchiato,» constatò.
«Come osi, umana!» starnazzò il volatile, «Sei al cospetto di uno spirito antico.»
«Ma sei al mio servizio, il libro diceva così.»
Per tutta risposta la creatura cominciò a zampettare per la stanza, urtando oggetti e borbottando, finché non ebbe esplorato l’intero spazio, poi la fissò negli occhi e disse: «Tutto il contrario. Sei tu che aiuterai me a riconquistare il mio potere.»
June non si perse d’animo. Allungò la mano verso il libro e lo attirò a sé. Doveva trovare il contro incantesimo – e in fretta – senza allarmare il piccolo demone.
«Allora meglio se comincio a studiare, no?» tentò, con noncuranza. Gli occhi dello spiritello si fecero di brace, e un rivolo di fumo uscì dal becco. June prese a sfogliare il Grimorio. Ritrovò la formula e la lesse, questa volta partendo dal fondo, mentre girava attorno al cerchio di candele. Le prime fiamme uscirono dalle minuscole fauci del volatile. I piedi della ragazza cancellarono le linee di gesso sul pavimento, appena prima che la creatura spiccasse il volo. Le ossa di pollo fecero crack sotto il peso di June e con un soffio tutte le candele si spensero. L’uccello era svanito. La stanza ripiombò nel buio.