Coperto da un mantello di lana merino, non abbastanza caldo ma in compenso così usato da essere una seconda pelle, sporca e odorosa, Ivo si muove invisibile sotto i portici delle vie di Milano.
Le poche persone in giro potrebbero accorgersi di lui: quando la città è piena e rumorosa, semplicemente non esiste.
Cammina senza fretta, come uno che assapora ogni attimo perchè sa che potrebbe non averne un altro.
A ogni respiro si forma una nuvola. Fa molto freddo, ma la sua pelle non lo percepisce più.
Si ferma in una galleria guardandosi attorno in cerca di certezze.
Gino c’è: nascosto dentro il sacco a pelo sporco e consumato, ultimo rimasuglio della sua vecchia vita da atleta.
È così magro, che solo Ivo può accorgersi che è sdraiato come un serpente in muta: immobile, completamente coperto fino ai capelli.
C’è anche quello nuovo, più in fondo. Lo sente piangere per il freddo. I primi giorni pensi sia impossibile sopravvivere, per questo piangi.
Ivo scuote la testa per eliminare i ricordi del suo primo inverno sul pavimento di marmo, le luci dei negozi che lo illuminavano e creavano tepore. Prima dei led, almeno, era così.
Poi posiziona a terra i suoi cartoni-letto. Sono umidi, domani deve ricordarsi di prenderne altri. Il ragazzo che pulisce nel negozio all’angolo ne dimentica sempre un paio giù dal camion, quando butta l’immondizia.
Si accoccola nella sua coperta merino e si addormenta.
Al mattino, aprendo gli occhi, guarda i suoi compagni sbucare dai propri bozzoli e sorride.
I supereroi sono soppravvissuti anche stanotte.