Melbourne. Royal Domain Tower. Sono le tre di notte e Nikki continua a rigirarsi nel letto. Non riesce a prendere sonno. Allunga la mano alla ricerca di Luke, anche se sa di non trovarlo più accanto a sé. Le tornano in mente le sue ultime parole, quelle pronunciate sulla porta che le aveva sbattuto in faccia, prima di sparire per sempre dalla sua vita. Siede sulla sponda del letto e cerca le pantofole. Non le trova e ne è felice perché, camminando a piedi nudi, riesce a godere del contatto della pelle con il pavimento fresco. Recupera il cellulare scivolato dietro il cuscino e, con la luce dello schermo, raggiunge la porta della camera da letto. La richiude piano per non svegliare Carlotta che dorme nella culla, poi si dirige verso il suo angolo preferito della sala da dove può abbracciare, con un unico sguardo, il mare, il viale degli eucalipti e tutto lo skyline della città. Poggia la schiena alla parete e si lascia scivolare giù sul pavimento, portando al petto le ginocchia.
Tutta la città dorme ancora, avvolta in una pesante coperta scura. Gli appartamenti di fronte le sembrano tessere tutte uguali di un puzzle gigante, che racchiudono storie di vita che Nikki immagina più felici della sua. All’improvviso, si accende una luce nell’appartamento di fronte. Una sagoma barcollante attraversa la sala e poi si abbandona sul divano. È Sophia Clark. Ha una bottiglia in mano. Nikki la osserva e, come ogni notte da un mese a questa parte, la vede sprofondare in una voragine, nera come quella sulla Great Ocean Road che ha inghiottito l’auto con dentro i suoi figli e suo marito.
Nikki porta una mano alla gola e si avvicina ancora di più al vetro. Sophia sonnecchia sul divano davanti alla televisione con i suoi due cani acciambellati sulle gambe. La tavola è, come sempre, apparecchiata per quattro. Al centro un vaso con un unico fiore. Nikki ingoia una lacrima. Pensa a Sophia e poi alla sua vita. Poggia la testa sul vetro e prova a dare un senso a tutto quel dolore.