«Guarda Lory, bombombini gusini!»
Lorenzo alzò lo sguardo dal suo smartphone per posarlo su quello del fratello che, ridendo, gli mostrava un video.
Il reel non era poi così divertente ed era sciocco almeno quanto quelli che stava guardando lui da mezz’ora, seduto su una panchina della stazione. Non rispose ad Alessandro e tornò al suo schermo. Un attimo prima di ricominciare a scrollare si sentì percorso da un brivido: suo nonno non era più seduto accanto a lui.
Scattò in piedi e prese a girare su sé stesso nella speranza di vederlo ancora lì vicino: non c’era.
«Ale, il nonno è sparito!» gridò al fratello.
Non aspettò la sua reazione e prese a correre ovunque, con lo sguardo che vagava frenetico su decine di volti anonimi, tutti indifferenti alla sua crescente disperazione.
Maledisse sé stesso per essersi distratto così tanto.
La gola serrata da un nodo d’ansia pensò alla madre, che lo aveva considerato abbastanza grande e responsabile da accompagnare suo padre a casa in treno: che delusione le avrebbe dato!
L’ angoscia lo paralizzava a intervalli, nel caos della stazione che gli pareva ora immensa e piena di pericoli: il nonno, con la sua demenza, non avrebbe saputo ritrovare i nipoti, né chiedere aiuto. La paura lo spingeva a riprendere a correre, verso un binario, poi verso l’altro, in cerca del suo volto familiare perso tra mille estranei.
La folla diventò opprimente, annunci gracchianti e vocii confusi si amplificavano in un’eco assordante. Il fischio improvviso di un treno in partenza lo fece sobbalzare e voltarsi di scatto.
E lo vide.
Fu invaso dal sollievo mentre lo guardava chiedere qualcosa a una ragazza dai ricci neri seduta su una panchina. Corse verso di lui, facendosi strada con difficoltà tra le persone che sembravano intenzionate a rallentarlo.
A raggiungere per primo il nonno fu infatti il fratello. Quando finalmente si avvicinò, lui gli stava chiedendo: «Dove stavi andando?», prendendogli delicatamente il braccio.
Il nonno, con voce incerta, rispose: «Devo tornare in caserma, la licenza è finita».
«Va bene, ora ci andiamo insieme» gli disse Lorenzo, trattenendo a stento la commozione mentre stringeva piano la sua mano ruvida.