Io li avevo avvisati

· 336 parole · 2 minuti di lettura · frank-stria

Mi svegliai che era ancora buio. Qualcosa stava per succedere. Tesi le orecchie e rimasi in ascolto. Annusai l’aria estiva.

Mi alzai e cominciai a chiamare davanti alla porta della malga.

Il vecchio Pietro si precipitò fuori, tirandosi su i calzoni. Mi guardò e poi corse dalle vacche. Quando capì che erano al sicuro venne da me. Lui sapeva bene che io non chiamavo mai senza un valido motivo, così si accucciò, mi prese il muso e mi guardò con i suoi occhi velati dal tempo.

«Cosa c’è Max? Cosa senti?»

Io iniziai a correre sul prato della malga fermandomi a puntare con il naso oltre la valle, verso il versante opposto. Allora il vecchio si mise ad osservare, nella prima luce rosata dell’aurora, la cittadina distesa lungo il passo. Poi alzò lo sguardo, dove le macchine avevano lavorato senza sosta dalla primavera, disboscando e spaccando, per preparare la pista da sci per il prossimo inverno.

Ora un pezzo di montagna era nudo come la testa di un calvo e spiccava nella prima luce dell’alba. Le strade sotto di noi erano ancora vuote e silenziose. I nuovi villeggianti, che avevano occupato le case costruite rosicchiando pezzi di montagna, ancora nei letti.

Vidi Pietro spalancare gli occhi e portarsi la mano alla bocca quando uno sbuffo di polvere si sollevò dalla costa sopra al prato della pista.

Poi venne giù, come burro. Un pezzo della montagna si sciolse e scivolò sul passo, travolgendo qualsiasi cosa nella sua corsa. Un boato risuonò per tutta la valle. Come un un urlo sofferente lasciato andare, percorse assieme allo spostamento dell’aria lo spazio che separava i due versanti, e ci investì.

Pietro cadde all’indietro e io corsi a rifugiarmi dietro al muro della malga.

Riemersi poco dopo. Il silenzio era piombato tra le cime e le valli.

Pietro si era rialzato, gli occhi arrossati e le lacrime che scendevano sulla barba ispida.

Si teneva la testa e balbettava tra i singhiozzi: «Li avevo avvisati! Prima o poi avrebbero pagato il conto.»