La Gelataia

· 304 parole · 2 minuti di lettura · le-calligrafe

Nel 2147 la linea Orbitale 7 attraversava Neo-Genova, sospesa tra palazzi grigi e un mare nero che aveva inghiottito metà città. Sotto i binari magnetici, i tetti di cemento spuntavano dall’acqua tra insegne pubblicitarie spente. Un treno dai mille colori - ultimo barlume di speranza per l’umanità - sfrecciava, lasciando scie luminose sul mare scuro. Nella carrozza sette resisteva ancora una gelateria terrestre.

Iridia sbuffò dietro il bancone: terzo turno. Aveva i capelli perlati appiccicati alla fronte e l’espressione di chi, prima dell’apocalisse, avrebbe voluto almeno una pausa pranzo. L’aria sapeva di zucchero, panna e plastica scaldata dai neon.

Uno scossone fece scivolare coppette e coni.

«Attenzione» gracchiò una voce robotica. «Errore 6767.»

La carrozza sbandò. Le urla riempirono il vagone.

Dal fondo, una risata spezzò il panico. Una donna in cappotto bianco agitava un vecchio telefono pieno di adesivi scoloriti di Cinnamoroll.

«Neo-genovesi, sono Vanilla! Siete ostaggi del mio genio e della mia intolleranza al lattosio!»

Iridia gemette: «Oh no. Ancora?»

Dal telefono provennero suoni robotici. La carrozza oscillò, sfiorò i binari e sprizzò scintille.

Iridia guardò la vetrina.

Yogurt. Cioccolato. Pistacchio.

Limone.

Iridia si arrotolò le maniche, scivolò sotto il bancone e sbirciò verso la sabotatrice. Alzò la mano destra. Il gelato al limone le obbedì: si sollevò e colpì Vanilla al petto.

«Chi è stato?» s’infuriò lei. «Chi ha osato?»

Iridia sorrise e mosse le dita verso la vetrinetta all’angolo. Le noci di cocco ripiene tremarono.

Vanilla avanzò nel vagone, spintonando i passeggeri in fuga. Quando arrivò all’entrata della gelateria, Iridia pensò: Ora.

Le noci di cocco volteggiarono. La prima centrò il telefono.

«No! Il mio genio!» strillò Vanilla.

La seconda le piombò in fronte. Lei girò su sé stessa e crollò.

Il treno si raddrizzò. Il vagone applaudì, isterico.

Iridia rise di tutto gusto. «Ecco, il vostro gelato è servito!»