La strana notte

· 371 parole · 2 minuti di lettura · millantastorie

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Appena li vidi entrare nella stalla capii che il mio meritato riposo, dopo una lunga giornata di lavoro nei campi, era finito.

L’uomo col bastone, tutto agitato, depose accanto a me la ragazza che soffriva in silenzio. Emisi un muggito di disapprovazione che gli umani non considerarono, l’asino invece mi si avvicinò ordinando:

«Alzati da lì, non vedi che disturbi?»

Il mio primo pensiero fu di prenderlo a zoccolate su quel brutto muso, invece vidi che la ragazza stava partorendo e mi allontanai, giusto un attimo prima che la mia paglia fosse insozzata. Cercai rifugio in un angolo, ma l’equino mi raggiunse ragliandomi piano: «Sei stato fortunato, stai per assistere a una nascita miracolosa.»

«Non devi aver mai visto un parto, somaro, altrimenti sapresti che va sempre così, ogni nascita è miracolosa.»

«Ma questo che sta per nascere è il figlio di Dio.»

Pensai che Dio fosse vestito troppo miseramente per essere un umano importante, poi, quando il bambino nacque e lui lo depose nella mangiatoia sul mio fieno fresco, pensai di Dio cose molto brutte: aveva in poco tempo mandato in fumo il mio sonno e la mia cena.

L’asino andò a sdraiarsi vicino alla mangiatoia e mi invitò a imitarlo: «Vieni a scaldare il Redentore con la tua fiatella puzzolente.»

Mi avvicinai per prenderlo a cornate, ma ebbi pena per il bimbo e alla fine mi sdraiai anch’io, felice di poter finalmente riposare.

La quiete durò poco, la porta della stalla fu spalancata e frotte di pastori cominciarono ad accalcarsi dentro per ammirare il neonato, mentre alle mie spalle apparve all’improvviso una strana specie di essere gigante alato che urlava: «Venite ad adorare il Salvatore!»

Anche il piccolo Salvatore cominciò a starmi antipatico parecchio, comunque mai quanto il somaro che alle prime luci dell’alba, quando la folla cominciò a defluire e io mi alzai per andare al lavoro, mi disse beffardo:

«Bove, vai già via? Guarda che fra un po’ arriva Baldassarre con la birra!»

«Spero di non ritrovarti al mio ritorno» gli dissi.

A rispondermi fu l’uccello riuscito male: «Non temere, presto ci metteremo in viaggio.»

Sollevato che quella strana notte fosse finita gli muggii: «Buon viaggio allora, a te e Famiglia.»