Teo cammina nel bosco già da qualche ora. La pioggia della notte ha reso scivoloso il tappeto giallo di foglie, che luccica al sole di fine ottobre. Avanza di buon passo, aiutandosi con le bacchette; non ama usarle, ma non vuole cadere proprio oggi, ultima tappa di questa sfida solitaria sulla Via degli Dei.
Stamattina ha anticipato la sveglia: si è alzato che era ancora buio e ha preparato lo zaino senza la fretta dei giorni precedenti, per gustarsi quei gesti affinati nel corso della settimana.
Mentre cammina gli arriva il delizioso profumo dello gnocco alla mortadella che la signora Orietta, proprietaria del B&B dove ha passato la notte, gli ha infilato nello zaino. «Per merenda» ha sottolineato, poi l’ha salutato, abbracciandolo come un figlio. Teo vuole avvicinarsi il più possibile a Bologna: ormai sente aria di casa e ha voglia di arrivare, ma la pancia, che borbotta con insistenza, lo convince a concedersi una sosta sotto un castagno.
Poggia lo zaino su un sasso e, mentre beve dalla borraccia guardandosi intorno distratto, la vista della basilica di San Luca che sbuca dietro le fronde, solo a poche centinaia di metri, lo sorprende, inattesa come una vincita al Superenalotto.
«Soccia, sono a casa!» si dice in uno tsunami di sollievo e incredulità.
Il primo pensiero è per il suo oncologo: col telefono scatta una foto alla chiesa e gliela invia:
«Doc, ce l’ho fatta! Adesso è tutta discesa!»
La fame non è più così insopportabile: aggancia le bacchette allo zaino e riparte cantando a squarciagola: «Ma com’è bello andare in giro per i colli bolognesi!».
In un baleno è davanti al santuario e si blocca a contemplare quella meta densa di significati.
Resta lì a lungo e quando le gambe diventano molli, si lascia cadere nel prato a braccia aperte, spossato ma vivo come non pensava di potersi sentire più.
«Che bazza! Sei arrivato prima te da Firenze che noi dalla piazza!»
Uno sciame festoso di amici lo circonda: «I portici di San Luca vorrai mica farli solo!»