Lei sbaglia prospettiva

· 313 parole · 2 minuti di lettura · pancake

«La mia vita è finita un anno fa.»

Era la seconda volta che Emma pronunciava quella frase. Roberto si massaggiò una tempia, gli occhi chiusi. Come psicologo, di certo non si annoiava, ma trovava alcuni pazienti estenuanti. «Cos’è successo un anno fa?»

«Sono stata assunta alla facoltà di antropologia. Mi sono trasferita qui, ho comprato casa. Ho conosciuto Mara.» Pausa.

Roberto ne approfittò: «A me sembrano tutti inizi. Ma cosa ha innescato lo stato di apatia in cui la trovo ora?»

«Lei sbaglia prospettiva.»

Questa, poi. Questa ragazzina voleva insegnargli il mestiere? Fece un respiro profondo: «La ascolto.»

«Anch’io credevo fosse un inizio. Lo sembrava. Si era mascherato perfettamente. Ma era una fine. Dal momento in cui ho incontrato Mara sono stata distrutta.»

Roberto controllò uno sbuffo. Era abituato a pazienti che glissavano o cambiavano discorso, ma gente che andava avanti a enigmi era una novità. Cercò di superare l’impasse chiedendole come fosse prima. Gli aggettivi che usò lei – socievole, forte, solare – non erano gli stessi che avrebbe scelto lui per la persona che si trovava davanti. Era piuttosto sicuro che si sarebbe rivelata una classica delusione d’amore. Le chiese di Mara.

Dopo un silenzio prolungato, Emma rispose: «Si è infiltrata tra le crepe della mia insicurezza. Abbiamo avuto una storia per qualche mese.» Pausa. «Poi se n’è andata. Ora è tutto sbagliato.»

«È una sensazione comune dopo una rottura, ma non è irreparabile.»

«Non lo è finché si ha a che fare con esseri umani. Mara era una strega.»

Roberto aggrottò le sopracciglia. Le chiese perché fosse lì da lui, omettendo che uno psichiatra sarebbe stato più adatto al suo caso.

«Mi ha costretto mia madre. Che, come lei, non mi crede. Pensate siano solo leggende, invece sono vere. Sento che l’anima mi è stata rubata. Adesso le sto parlando, ma in realtà sono morta pian piano da un anno.»