“Aspetta, ripeti, non capisco niente se continui a singhiozzare” disse Sara sgranocchiando le patatine.
Finì la sentenza leccandosi il sale dalle dita e stropicciando un tovagliolo, nel tentativo di ripulirle dall’unto.
Anche questa volta le sembrava di guardare un programma idiota in TV.
Davanti a lei era seduta Iris con gli occhi gonfi, il mascara colato e un fazzoletto pieno di lacrime e muco strizzato in pugno.
Sara protese la mano sulla ciotola di patatine temendo che l’amica decidesse, infine, di agguantare il cibo.
Iris invece non sembrava averne intenzione, concentrata com’era a soffiare il naso.
“Non mi stai ascoltando!” lamentò Iris. “Insomma, ti dicevo - disse, riprendendo il controllo - ieri gli ho mandato il buongiorno. E nulla, non mi ha risposto. Gli ho scritto ancora. Mi dava la spunta blu ma non rispondeva. Allora ho scritto a Luca, che fa sempre lezione con lui il giovedì. Invece ieri no, hai capito? Ieri no. Mi vuole lasciare, lo so, è finita.”
Riprese a piangere.
“Ma no che non ti vuole lasciare, dai. E poi, cosa è successo?”
“Ho provato a chiamarlo. Un paio di volte. Forse tre, quattro, non lo so, ero agitata. E siccome suonava a vuoto gli ho scritto qualche messaggio.”
“E lui non ti ha richiamata?”
“No, allora ho pensato di andare a casa sua. E ho suonato. Certo, non ho visto che era tardi. Ero preoccupata, non rispondeva. Allora ho suonato.”
“Tardi quanto?”
“Tipo le…tre?”
Sara sgranò gli occhi.
“Cioè mi stai dicendo che siccome non ti ha risposto per una volta ti sei presentata di notte a casa sua?”
“Ma non lo sentivo da sedici ore!”
Sara si dominò bevendo, d’un fiato, mezzo bicchiere di Ipa.
“Insomma, ti sarai scusata, no?”
“Sì, beh. Non mi ha lasciata entrare. Ha continuato a urlare dal citofono “È finita! È finita!”. Quindi secondo te cosa vuol dire, mi vuole lasciare?”
Sara masticò le patatine rimaste e trangugiò l’ultimo sorso di birra cercando di trovare le parole giuste per esprimere un concetto così semplice.