«Devi equilibrare il tuo Muladhara!» disse Jole posando una mano sulla mia spalla e guardandomi negli occhi.
“Il mio che?” si chiese la Mia-me interiore, limandosi annoiata le unghie, mentre scuoteva la testa al pensiero di quanto facilmente mi fossi fatta convincere da Alessia, la mia amica di sempre, a provare questa nuova esperienza.
Come se Jole riuscisse a sentire i miei pensieri, premendo ancor più la mano sulla scapola, spiegò: «Muladhara è il chakra della radice: è quello che sostiene e permette all’energia di salire, il tuo è squilibrato ed è per questo che sei così sfiduciata, insicura e hai poca stima di te stessa.»
“Qui, di squilibrato, ci sei solo tu, mia cara, con la tua treccia grigia e la faccia rugosa, e gli altri dieci idioti che da due giorni ti fanno compagnia” sibilò ridacchiando la Mia-me.
Annuii educatamente. Mi ero fatta trascinare in quel ritiro Yoga da cui avrei dovuto trarre benefici mentali e, invece, avrei portato a casa qualche chilo in meno, merito della dieta vegana, e molto scetticismo in più.
Jole mi spinse giù dalle spalle, facendomi sedere sul terreno.
Si mise di fronte a me, con le gambe incrociate e la schiena diritta. Chiuse gli occhi e feci altrettanto.
«Fai un bel respiro. Ora visualizza le tue radici interiori. Portale dal tuo corpo verso il terreno e fai defluire tutta l’energia negativa.
Adesso richiamale a te e ti porteranno l’energia positiva che ha donato loro Madre Terra.»
La Mia-me irruppe in una fragorosa risata. Poi però tacque.
Le mie dita affondate nel terreno iniziarono a bruciare, sentii il calore irradiarsi per le braccia. Fuoco.
Poi una lieve brezza mi solleticò la nuca. Aria.
Allungai i polpastrelli verso l’erba, sentii gli steli bagnati di rugiada. Acqua.
Sempre con gli occhi chiusi avvicinai le dita alle labbra e ne sentii il sapore. Terra.
Iniziai a piangere di gioia, sentendo le radici portare nel mio corpo una solida fiducia in me stessa.