Nomofobia

· 349 parole · 2 minuti di lettura · lilla

Cosa fai appena ti svegli? Ti concedi un caffè, qualche pagina di un libro?

Per Anne la risposta era scontata. Appena la luce del mattino cominciava a filtrare attraverso le finestre, allungava la mano verso il comodino e afferrava il cellulare.

Quella mattina di dicembre il bagliore dello schermo superò quello della luce estiva. Strizzò gli occhi e sbadigliò. Un brivido di eccitazione le percorse la spina dorsale. Digitò un messaggio di auguri, poi un tap sull’icona di Instagram e fu subito catapultata nel suo universo parallelo fatto di like, reel e storie.

Il cellulare vibrò. Katie e Isha. Una gita al lago rosa, domenica. So Insta-ready! Un sorriso le si disegnò sulle labbra ma poi svanì. Aveva già un altro impegno. Si morse il labbro. Non poteva dire sì a tutto.

«Anne, la colazione è pronta», la voce di sua madre la riportò al presente. Sbuffò raccattando le ciabatte disperse sotto il letto.

«Sto arrivando» rispose senza staccarsi dallo schermo.

Un’altra notifica. Un evento di networking.

Messaggio di low battery. Dov’era finito il caricabatterie?

Ding. Andy aveva preso i biglietti per la mostra di Kusama.

«Per quando?» digitò aggiungendo un cuore.

Ding. Un’ultima notifica. Poi il telefono si oscurò e i battiti del cuore cominciarono ad accelerare. Guardò dentro il cassetto del comodino, sulla scrivania. Panico. Nessuna traccia del caricabatterie. Le ginocchia cominciarono a tremarle. Posò il cellulare sul letto e corse in bagno. Si sciacquò il viso. Aveva bisogno di aria. Un profumo di biscotti appena sfornati le inondò le narici e, come un filo invisibile, la riconnesse al tempo presente. Aprì la finestra e inspirò. Restò lì, accanto al davanzale, a contemplare la sua immagine riflessa sul vetro. I capelli arruffati, il viso senza trucco, la maglietta delle Matilda al posto del pigiama. Nessun filtro. Nessun like. Solo lei.

«Anne? Dove sei?» la incalzò sua madre.

«Eccomi» rispose afferrando il cellulare. Fece per uscire dalla stanza, ma si fermò un attimo come a soppesare l’oggetto che aveva in mano. Tornò indietro e lo chiuse in un cassetto.

Il mondo social, per un po’, poteva aspettare. Forse.