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· 329 parole · 2 minuti di lettura · thursday

Alice, girata sul fianco, con gli occhi chiusi, fingeva di dormire.

Accanto a lei Ruggero sedeva nel letto, la schiena dritta, il pigiama stirato, leggendo il giornale.

Riusciva a vederlo chiaramente, persino ad occhi chiusi. Nessuna piega a disturbare l’ordine, nemmeno gli occhiali si azzardavano a scivolargli lungo il naso.

Cominciò a contare dentro di sé. Arrivata a cento, come ogni sera, sentì Ruggero muoversi.

Come ogni sera, l’uomo si alzò, raddrizzò la giacca del pigiama, calzò le ciabatte e si avviò fuori dalla camera.

Ogni sera, alla stessa ora, scendeva al piano di sotto a controllare porte e finestre e a bere un bicchiere d’acqua. Ci metteva esattamente tre minuti. In realtà controllava che in casa tutto fosse a posto, ogni oggetto riposto come e dove lui aveva deciso. E se avesse trovato qualsiasi errore, si sarebbe inventato un nuovo modo per fargliela pagare. Punirla era l’unica attività in cui dimostrava creatività e fantasia.

Alice sentì i passi che si allontanavano nel corridoio. Li contò. Venticinque. Poi un istante di silenzio e un tonfo sordo. Un suono a spezzare l’ordinata routine di Ruggero.

Contò nuovamente fino a cento. Silenzio. Si alzò e si avvicinò alle scale.

Ruggero era a terra, in fondo alla rampa, immobile. La testa piegata con un angolo inconsueto contro il muro macchiato di sangue. Finalmente in disordine, il pigiama sgualcito, le ciabatte sfilate.

Alice lo contemplò per un poco. Poi si chinò sul primo scalino, staccò con cura il filo di nylon trasparente teso poco sopra e cominciò ad avvolgerlo. La matassina era uguale alle decine di altre che Ruggero teneva nella scatola degli attrezzi da pesca, e fra poco lì l’avrebbe messa.

Scese lentamente le scale, scavalcò il corpo, bene attenta a non sfiorarlo più, nemmeno con lo sguardo. In cucina si versò un bicchiere di vino e brindò con il suo riflesso, che le sorrideva dal vetro della finestra.

Quindi chiamò il numero di emergenza. “Venite, per favore, c’è stato un incidente”.