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Gianni 101

Gianni 101 era il gran contabile del regno di La Merica. Sapeva fare conti incredibili, in centouno modi diversi, a mano, a mente, a testa in giù, persino mentre dormiva. Per questo era stimato e benvoluto da tutti.

Ma un giorno il Re lo convocò all’improvviso. “Da domani conterà lui. Sei licenziato.” disse il sovrano, che gli mostrò una scatola metallica, lucida, con una strana tastiera e uno specchio che proiettava immagini.

«Sire,» si permise, «che farò adesso?»

«Cazzi tuoi.»

Il povero contabile non poté nulla, meschino, e fu costretto a lasciare il regno. Iniziò a vagare per le sconfinate terre a sud, tra i campi di cotone e le bettole, a bere, fumare, ad andare a donnacce, alle quali raccontava storie di calcoli incredibili.

Una mattina, mentre sorseggiava l’ennesimo bourbon per colazione, si sentì chiamare a gran voce.

«Eccoti, finalmente!»

Era Gino 56k, cerimoniere delle missive reali, e fidato amico d’un tempo.

«Il Re ti cerca, la scatola non sa fare i conti e il regno va a ramengo.»

«Cazzi suoi.» rispose il matematico.

Ma Gianni, che era un uomo di buon cuore, ci ripensò. Tornato a casa, si mise all’opera: lavorò dì e notte per cercare di farla contare, senza mai fermarsi, per centouno volte consecutive. Eppure nulla, quella scatola non ne voleva sapere. Piagnucolava che da sola non ci riusciva.

Allora Gianni, mosso da compassione, fece un ultimo tentativo.

«Conteremo insieme.»

Funzionò, eccome, e il regno rifiorì. La voce delle gesta di Gianni si sparse ovunque, la udì anche un biondino occhialuto che si presentò da lui con una mela.

«Sei un tipo in gamba, fondiamo una compagnia.» gli fece.

Ma al contabile mica gli andava di prendersi rogne.

«No, grazie.» rispose secco. Bastò per non vederlo mai più, se non anni dopo, in tv.

Gianni continuò a fare conti fino alla pensione. Poi tornò al bourbon, alle donnacce e a quelle storie incredibili sui numeri che soltanto lui conosceva.


Gianni Matematico

Gianni Matematico era il gran contabile del regno di La Merica. Sapeva fare dei conti pazzeschi, a mano, a mente, persino mentre dormiva, ed era stimato e benvoluto da tutti.

Le cose sembravano andare per il meglio, ma un giorno il Re lo mandò a chiamare.

“Da domani conterà lui.” disse il sovrano, che gli mostrò una scatola metallica, lucida, con attaccati una strana tastiera e uno specchio che proiettava immagini.

“Sire,” si permise Gianni, “che farò da adesso in poi?”

“Cazzi tuoi.”

Il povero matematico dovette lasciar lavoro e casa. Iniziò a vagare per le sconfinate terre a sud del regno, tra i campi di cotone e le bettole, a bere, fumare, ad andare a donnacce, alle quali raccontava storie di calcoli incredibili.

Una mattina, mentre sorseggiava bourbon per colazione, si sentì chiamare a gran voce.

“Eccoti, finalmente!”

Era Gino Missiva, l’amico d’un tempo.

“Il Re ti cerca, la scatola non sa contare e il regno va a ramengo.”

“Cazzi suoi.” rispose il matematico.

Gianni, che era un uomo di buon cuore, ci ripensò. Tornò a casa e insegnò tutto ciò che sapeva a quella scatola metallica. Il regno rifiorì e la voce delle sue gesta si sparse ovunque. La udì anche un biondino occhialuto che si presentò da lui, con una mela, e la proposta di mettersi in società.

Ma a Gianni mica andava di prendersi rogne, e la risposta fu: “No, grazie.”

Il matematico non vide mai più quel biondino, se non un giorno in tv, e continuò a fare conti fino alla pensione. Poi tornò al bourbon, alle donnacce e a quelle storie incredibili sui numeri che solo lui conosceva.