One for sorrow
«È solo una vecchia filastrocca, la recito quando mi sento sola, mi tiene compagnia» disse Trish.
«Allora terrà compagnia anche a me» Run la guardò e lei sentì le guance farsi bollenti.
Il ragazzo ridacchiò scoprendo i denti bianchissimi e quei canini appena sporgenti. Il nuovo arrivato, e subito eletto ragazzo più carino della scuola, le aveva chiesto un appuntamento, e ora erano seduti al diner con davanti un milkshake.
Trish si schiarì la voce. «One’s for sorrows. Two’s for joy.»
«Chi te l’ha insegnata?»
«Mia nonna.»
Run le sorrise e le fece cenno di continuare. Oddio quanto era bello. Si chiese ancora come avesse potuto chiederle di uscire. Di solito non la notava nessuno, nemmeno quando le sbattevano contro nei corridoi.
«Three’s for a girl and four’s for a boy.»
«Ti va di continuare fuori?» Run si alzò e le porse la mano. Uscirono e si avviarono verso il parco.
«Come continua?»
«Five’s for silver six for gold… Posso chiederti come mai mi hai chiesto di uscire con te?»
«Ti sembra tanto strano?»
«Beh un po’, a scuola non sono molto popolare.»
Run le prese la mano. «A me piaci. Continua la filastrocca.»
Trish deglutì. Nessuno le aveva mai detto una cosa del genere.
«Seven’s for a secret never told.»
Una gazza volò vicino alle loro teste e Trish si chinò. Run le cinse le spalle.
«Ah, accidenti. Nonna mi diceva che sono uccelli del malaugurio» disse lei cercando di mascherare il tumulto di coleotteri nello stomaco. Non potevano essere le farfalle a rivoltaglielo così.
Si fermarono al centro del parco. Non c’era nessuno, solo il frullare delle ali delle gazze sulle loro teste. Run le alzò il mento.
“Ci siamo. Ora mi bacia. Oddio non mi sento le ginocchia” pensò lei. Guardò in basso. Tra i piedi di Run vide un movimento, era una coda. Trasalì ma lui le strinse le spalle.
«Trish, sei stata tu a chiamarmi. Cosa dice la tredicesima strofa?»
Lei lo guardò negli occhi che brillavano come braci.
«Thirteen beware it’s the devil himself.»