(Settimo Settanni)
Settimo Settanni era il settimo di sette fratelli. Nato alle sette del mattino del 7 luglio 1977, l’alchimia di quei numeri aveva già deciso il suo destino, almeno secondo sua madre.
«Sei nato in un giorno fortunato» gli ripeteva accarezzandogli il viso tondo come la luna piena.
«Il sette è un numero magico. Sette sono le meraviglie del mondo, sette i colori dell’arcobaleno. Persino Dio ci ha messo sette giorni per creare tutto».
Da bambino Settimo annuiva con sguardo innocente. Ma crescendo quel mantra aveva cominciato a stancarlo.
Quel sette non era una benedizione, ma un’ombra che lo seguiva ovunque.
Sette il numero della maglia di calcio, l’autobus che lo portava a casa, il voto fisso a scuola, l’ora della sveglia ogni mattina. Sette gli anni per capire che la sua migliore amica lo amava e sette i minuti per accorgersi di averla persa.
La sera, seduto al tavolo della cucina, mescolava oroscopi e tarocchi, in cerca di risposte. Poi andava a letto e si addormentava contando le pecore a sette a sette.
Di notte lo attendeva lo stesso incubo.
In una stanza con pareti a specchio, sette officianti lo fissavano con aria solenne accanto a sette testimoni.
Ogni notte la stessa domanda.
«Vuoi tu, Settimo Settanni, prendere in sposa la qui presente Settimia Setti?»
«Settimo?» lo incalzavano. «E allora?»
Provava a parlare, ma una mano invisibile gli afferrava la gola.
Il viso e gli occhi gli bruciavano alla vista del sorriso sgraziato di Settimia, la badante di sua nonna.
Stanco di quella vita, una sera decise di affidarsi al fai-da-te. Una manciata di sale sotto il letto, il Tre di Spade sotto il cuscino. Si addormentò contando le pecore a tre a tre.
Il sogno cambiò.
La stanza era la stessa, ma i testimoni erano spariti. Settimia non sorrideva più. Nessuno gli serrava la gola.
«No, non lo voglio», gridò.
Le sue parole, come schegge, perforarono gli specchi. Il riflesso dei sette officianti svanì in un’esplosione di vetri.
Aprì gli occhi. La luce filtrava tra le tende.
Erano quasi le nove.