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«Buongiorno, ragazzi!» Maria entrò nella sala surriscaldata, sorridendo.
La vecchia accanto alla porta la fissò con un occhio appannato.
«E tu chi sei?»
«Sono Maria, oggi è giovedì e facciamo la tombola.»
Si tolse il cappotto e salutò gli operatori: «Ciao Giovanna, ciao Giulio, come va?»
«E come vuoi che vada — urlò Luisa dal fondo della stanza — di merda, sono sempre chiusa qua dentro.»
Maria la ignorò: «Chi mi aiuta a dare le cartelle?»
«Io — gridò Carlo spingendo il deambulatore — lasciala perdere, è sempre incarognita.»
«Che premi ci sono oggi?» chiese Rosa mentre sistemava il tabellone.
«Me lo dai un bacino?» supplicò Matilde e tese le labbra secche.
Maria si chinò e le diede un bacio sulla fronte.
«Allora ragazzi, oggi premi speciali: per la Tombola lo shampoo alla mela, per la cinquina la crema per le mani, per quaterna, terna e ambo caramelle senza zucchero.»
Molti ondeggiarono sulle seggiole, mugugnando.
«Non vale — protestò dal fondo Tomaso, dimenando il culone nella carrozzella, — sempre roba da donne, mai una schiuma da barba.»
«La prossima volta», promise Maria e, dando un’occhiata a un ciuffo di capelli radi davanti a sé, «Tu non giochi?»
La donna la fissò con occhi vuoti, la mano destra giaceva inerte in grembo, la sinistra era scossa da un tremito lieve.
«Lei gioca con me — si intromise la sua compagna di tavolo — vero, Nella?»
Maria rovistò nel sacchetto ed estrasse.
«Settantasette, le gambe delle donne!»
«Qui siamo tutte zoppe!»
«Zitta Jole, che disturbi, poi Maria non viene più.»
«Quattro, il maiale.»
«Allora è Carlo, di sicuro, tocca sempre le chiappe alla Giovanna quando passa col vassoio del tè.»
«Zitta, scema! Ce l’ho io! Ambo!»
«Sedici, la fortuna!»
«Si dice o’ culo» precisò Ciro.
«Se ce l’avessi non sarei qui!» urlò Luisa.
«Ventuno, la donna nuda.»
Carlo mollò il deambulatore, si avventò sulla Giovanna che distribuiva la merenda e le sollevò la maglietta.
Maria si spazientì.
«Basta — minacciò — la prossima volta Scala Quaranta!»