90

· 331 parole · 2 minuti di lettura · millantastorie

Napoli, 1685

L’oratorio, colmo fino all’altare, non lasciava spazio neppure al fiato, tanta era la gente accorsa alla lotteria delle zitelle. Le ragazze concorrenti erano sedute, ma il 90 era all’estremità del banco e sentiva l’odore acre dei panni umidi, l’alito altrui sul collo, la pressione dei corpi vicini che schiacciava le reni contro il legno scuro.

Il mormorio del rosario si zittì di colpo. All’annuncio dell’estrazione, la folla in piedi si agitò e i banchi presero a scricchiolare sotto il peso dei corpi nervosi, ma il 90 restò immobile.

Non per quiete, né per coraggio: semplicemente in quel momento non aveva più carne da muovere, come non aveva più un nome. Dall’ingresso non era stata più persona — bisognosa di dote, degna di carità — ma numero.

«Buon segno!» aveva detto sua madre all’assegnazione, «90 come l’ultima che sarà prima.»

Che sorte l’attendeva adesso?

Se l’estrazione l’avesse resa beneficiata avrebbe ricevuto il maritaggio da venticinque ducati e da povera zita qual era sarebbe divenuta povera moglie poi. Questo voleva?

L’appaltatore intanto si accostò all’urna e calò un silenzio più greve del mormorio che l’aveva preceduto. La mano scese tra i cartigli, li mosse uno contro l’altro con rumore di ossa secche, trasse un numero. Letto ad alta voce, una zita si alzò di scatto e fece un passo avanti urlando felice il suo nome.

Altro numero, altro corpo in piedi; il nome di Dio corse febbrile tra i banchi.

Altra lettura, altro nome; qualcuno cominciò a piangere.

Al quarto numero gli improperi degli scommettitori in fondo si sentirono più forti delle preghiere tra gli stalli. Anche l’ultimo annuncio non fu per il 90; una ragazza rideva senza voce, un’altra cadde tra le braccia delle donne accanto.

La folla si sciolse piano, tra singhiozzi e lamenti sommessi, il 90 seguì il flusso, sorridendo. Usciva come era entrata: senza nome, con addosso ancora il numero per la prossima volta e la certezza che nulla, quel giorno, le era stato tolto o concesso.