Olga

· 346 parole · 2 minuti di lettura · memo

Anna esce dalla 3C. Il rumore dei banchi che strisciano copre per un attimo i suoi pensieri. Sta per andare, quando sente dei passi dietro di sé. È Olga, la sua alunna dai lunghi capelli scuri, lo sguardo incerto.

«Prof, posso parlarle?» chiede torcendosi le mani.

«Ho lezione in 2C. Vieni con me, parliamo mentre cammino.»

Olga annuisce e la segue in silenzio, poi si decide a parlare.

«Mia mamma…» esita. «Dice che faccio schifo.»

Anna si ferma un istante. Schifo. Ricorda la voce di sua madre, tanti anni prima. I suoi occhi severi mentre la osservava stringere la cintura dei pantaloni che non si chiudevano.

«Perché?» le chiede, mantenendo il tono fermo.

«Dice che sono un’ingrata. Lei mi aiuta a studiare e io prendo sempre brutti voti.»

Anna sospira. Guarda la ragazza accanto a lei, dodici anni e un peso troppo grande sulle spalle.

«Hai parlato con la psicologa della scuola?»

Olga scuote la testa. «Mia madre dice che non mi serve.»

Anna sente un nodo in gola. Olga aspetta una risposta.

«Tua mamma sta facendo quello che può. Forse anche a lei hanno detto queste cose da piccola e pensa di spronarti. Tu non fai schifo, sei preziosa. Ricordatelo sempre, anche quando fa male.»

Olga abbassa lo sguardo.

«Immagina uno schermo tra te e le sue parole. Lasciale rimbalzare via, non farle entrare dentro di te.»

La ragazza annuisce.

«E poi sei intelligente. Ti piacciono le lingue, vero?»

«Sì» mormora Olga.

«Vuoi accompagnare i turisti? Allora studia. Più cose sai, più possibilità avrai. Un giorno potrai andartene, costruire la tua vita.»

Gli occhi di Olga finalmente si illuminano. Un sorriso le sfiora le labbra.

«Grazie, prof.» Poi corre in classe.

Anna rimane ferma nel corridoio, quella conversazione le rimbalza in testa per tutto il giorno.

Il mattino seguente la trova fuori dall’aula. La ragazza la guarda, stavolta senza esitazione.

«Grazie per le sue parole, prof» dice con voce sicura.

Anna sorride. «Vai in classe ora.»

Olga annuisce e si allontana, leggera. Anna la osserva, sapendo di aver piantato un seme che forse metterà radici.