Poesia

· 329 parole · 2 minuti di lettura · frank-stria

Fisso immobile l’unica finestra accesa della torre alloggi di fronte, la numero tre.

«Mi avete sentito? Lo so che mi state ascoltando!»

L’uomo che ha osato accendere la luce durante il coprifuoco e ora sta urlando affacciato alla finestra è Tom.

Non dovrei conoscere il suo nome, ma solo il suo numero di identificazione.

Questa mattina, nell’area spaccio cibo della linea di produzione, mi fissava da uno dei tavoli in fondo. Stava violando le regole, ma non ho avuto il coraggio di dire niente. Poi come se non bastasse mi si è avvicinato.

«Ciao, io mi chiamo Tom. Abito nella torre di fronte», e mi ha stretto la mano.

Io mi sono schiacciato contro la parete in preda al panico, sperando che nessuno lo avesse visto. L’unica cosa a cui riuscivo a pensare era la regola tremilasettecento: Non sono permesse interazioni e parole.

E ora eccolo lì, con la luce accesa. E non solo parla, ma urla.

«Cercate negli anfratti, negli angoli. Dove non guardate mai! Li troverete!»

I lampeggianti delle sentinelle fendono il buio sotto alla torre. Sono arrivati.

«Aprite gli occhi e lei vi troverà! Si farà strada nel vostro cuore!»

Deglutisco un grumo di paura quando vedo le torce delle sentinelle sulle scale, due piani sotto l’alloggio di Tom. Ma rimango immobile. Non parlo, non mi muovo.

Il fracasso della porta divelta mi fa sobbalzare.

Lui si sporge dalla finestra in un ultimo tentativo di far arrivare le sue parole ma l’unica che sento è: «Poesia!»

Poi il rumore degli spari sovrasta la sua voce. Il corpo cade dalla finestra, nel buio.

Una delle sentinelle si affaccia. Si sente gracchiare il comunicatore.

«Individuo con anomalia terminato.» La sentinella si ferma ad osservare dalla finestra, ha un visore termico, ci vede tutti, immobili dietro alle nostre finestre.

Io stringo il pezzo di carta che Tom mi ha schiacciato nella mano. Lo leggo e il terrore mi assale, perché so che cercherò gli altri.

Questo recita: M’illumino d’immenso.