«Ci crederò solo dopo averti vista! Allora domani mattina caffè?»
Gaia legge il messaggio della sua amica Anna e sorride. A causa della pandemia manca da casa da più di un anno; un po’ fa strano riprendere le vecchie abitudini.
«Ok. Sono arrivata a Milano, ci sentiamo dopo!», le risponde.
Scesa dal treno proveniente da Lione, va verso il Frecciarossa che la porterà a Napoli. Per raggiungere il binario fa lo slalom tra la gente, che per i suoi gusti cammina troppo lentamente. Un tipo le sbuca davanti, guardando in direzione opposta a quella da cui proviene lei. Lo evita di appena una frazione di millimetro, così mentre lo supera gli dice: «Désolée!». Poi si rende conto, e ride tra sé. Ormai si è disabituata a dire «scusi».
Sale in carrozza e siede al suo posto, lato finestrino. Il treno non fa in tempo a partire che lei si addormenta: la scorsa notte era troppo su di giri per riposarsi adeguatamente. Si risveglia che è quasi arrivata. Non vede l’ora di riabbracciare i suoi genitori, ma a parte la lontananza forzata deve ammettere che le cose le stanno andando bene.
Il treno ferma in stazione, Gaia scende e si dirige verso la metropolitana. Mentre le sue gambe percorrono in automatico un tragitto fatto milioni di volte in passato, lei fa una sorta di bilancio dell’anno trascorso. Nonostante le difficoltà, sente di aver trovato il suo posto. Il lavoro le piace, ha conosciuto gente meravigliosa. Lo scorso Natale hanno improvvisato un pranzo per combattere la nostalgia di casa. Tanti hanno vissuto situazioni simili alla sua, si è creato un bel senso di comunità durante quel periodo.
Alla fermata, esce dalla metropolitana e si avvia lungo la strada, pensando ancora alla sua nuova vita. «Nuove radici possono crescere ovunque, no? Basta avere le condizioni giuste», si dice mentre arriva in fondo alla strada.
Solo che poi gira l’angolo e, finalmente, vede il mare. Respira, e si accorge che finora è stata in apnea. Ora, invece, è a casa.