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«Rudy», bofonchiò l’uomo in pantofole. «Prepara la slitta, dai».
«Giorno sbagliato», rispose la renna dalla cucina senza voltarsi, mentre, in bilico sulle zampe posteriori, spadellava pancake. «A giudicare dal bagliore, manca ancora un mese. Possiamo rilassarci».
L’uomo prese un pancake e se lo mise in bocca tutto intero. «E fe invece faceffimo un gio?»
«Eh?»
«Sono sempre così di corsa», sputacchiò lui. «I bambini non li vedo mai».
Rudolph agitò i palchi. «Va bene, Nico’», disse, togliendo il grembiule e indossando il naso rosso. «Ci vediamo fuori».
Rimasto solo, Nicola andò a prepararsi. Scelse il vecchio costume verde, quello dove i bottoni stavano per divorziare dalle asole. Soddisfatto, uscì nella brezza polare e raggiunse la stalla, dove otto renne lo guardavano con occhi cisposi. Diede una pacca sul dorso a una di loro e prese posto. La slitta si librò leggera nel cielo nero. Dopo un po’ iniziarono a vedersi le prime luci e la slitta iniziò a scendere, fino ad atterrare su un prato.
«Perché ci siamo fermati qui?» chiese.
«Pausa bagno», rispose Rudolph, allontanandosi.
Nicola decise di fare due passi per le vie deserte del paese. Passò davanti a una finestra chiusa.
«Mattia, se non dormi, Babbo Natale non ti porterà neanche un regalo!»
Una vocina piagnucolava in sottofondo.
Perplesso, decise di provare un’altra casa.
«Babbo Natale non va dai bimbi monelli. Hai capito, Aurora?»
E poi un’altra, e un’altra ancora.
«Rudy», chiamò, non appena scorse l’amico. «Qui mi strumentalizzano, i bambini sono terrorizzati. È orribile!»
«In che senso?»
«I piccoli pensano che riceveranno un regalo solo se si addormenteranno a comando, se non piangeranno… Rudy, dobbiamo fare qualcosa! Non era questo il senso del nostro lavoro, quando abbiamo iniziato».
«Ho un’idea, torniamo al Polo», disse la renna, dopo un attimo di silenzio.
Quell’anno, la mattina del 25 dicembre, tutti i regali del mondo erano accompagnati da un biglietto:
“Mattia, puoi aver paura di chiudere gli occhi”.
“Aurora, puoi sentirti arrabbiata”.
“Mamma, puoi non avere tutto sotto controllo”.
“Puoi desiderare del tempo per te, papà”.
“Puoi essere triste”.
“Puoi cambiare vita”.