I colpi fecero vibrare il vetro della porta.
“Tea! Ti muovi? Ines deve andare in bagno!”
“Che palle, ma’!”
Prima che la mattina degenerasse, il chiavistello sussultò e la porta si aprì.
Tea stava odiando quelle vacanze, sua madre, che non le aveva permesso di andare con le amiche al mare, e quel paese sperduto in montagna.
Uscita dal bagno si diresse in cucina. Il profumo della torta di mele aveva riempito tutte le stanze. Chissà a che ora si era svegliata Madre per prepararla.
La pancia di Tea gorgogliò affamata, ma non era previsto entrare in modalità gratitudine, per cui tirò dritta verso il divano, non prima di aver afferrato una brioche confezionata. Fece scoppiare l’involucro e guardò soddisfatta la madre, ferita dal fatto che avesse scelto altro al posto della sua torta.
“Ragazze, tra un minuto dobbiamo essere fuori se volete prendere il bus! Altrimenti: i piedi ve li ho fatti!”
Tea alzò lo sguardo infastidita. Sempre quella battuta: vi ho fatto questo, vi ho fatto quello. Come se fosse interamente merito suo e non anche di papà. Lui aveva amato quel luogo fino al suo ultimo respiro, proprio mentre caricava la macchina per partire per le vacanze.
Quest’anno era toccato a Madre caricare l’auto, per la stessa destinazione. L’aveva fatto piangendo, certa di non essere vista.
Ma Tea era lì.
Sbuffando infilò le Air force, inadatte al terreno montano, consapevole che avrebbe generato la collera della madre. Ignorò i rimproveri e scese in cortile, dove Ines stava giocando.
Invidiava la spensieratezza della sorella che sembrava immune al vuoto lasciato dalla morte del padre.
S’incamminò verso la fermata mentre la madre, issato sulle spalle un enorme zaino, senza più mani libere, la cercò, sperando in un suo aiuto per chiudere la porta.
Tea la lasciò nel suo balletto “ce la faccio ragazze, ce la faccio” e salì sul bus.
“Ciao!” Due occhi verdi incrociarono i suoi e lei finalmente sorrise.
“Ciao Luca”
Forse quella vacanza non sarebbe stata così male, alla fine.