The Bridge

· 336 parole · 2 minuti di lettura · lievitomadre

Mi guardo riflesso nel totem pubblicitario, sono insignificante con il completo in lino marrone e sembro più vecchio.

Sento la pelle della mia fida The Bridge, compagna di avventure dalla laurea in ingegneria, premere contro il palmo mentre procedo svelto.

Rallento sotto il tabellone degli orari maledicendo i dieci minuti di ritardo e vengo travolto da una donna in tailleur con tacchi a spillo vertiginosi. Sta urlando dentro degli auricolari, sventolando lo smartphone in ogni direzione. Per poco non vengo colpito da un artiglio laccato di rosso. Un ragazzo smilzo con l’aria smarrita, ombra della poiana al telefono, sillaba la parola scusa, voltandosi con le mani giunte.

Raggiungo la carrozza di prima classe, mi sposto per far passare un ragazzo che sembra avere una certa urgenza ed entro nello scompartimento.

«Ingegnere Testori, la stavo aspettando!». L’uomo mi sta fissando, sorride mentre arrotola e srotola il panama.

Gli sorrido sprezzante e mi lascio cadere sulla poltrona.

Mi guardo intorno: oltre a una coppia di anziani in fondo, siamo soli.

«La valigetta» dico.

Una The Bridge identica alla mia compare sul tavolino. Riesco quasi a sentire il profumo dei soldi al suo interno, sto pregustando il futuro che mi garantiranno.

Panama mi allunga una busta con un biglietto aereo. Sola andata.

Faccio scattare la chiusura metallica quando sento il carrello delle vivande. Una ragazza sta porgendo taralli e tè caldo alla coppia di vecchi. Sorride e indica il thermos del latte. La ignoro e continuo il discorso che avevo troncato:

«Non mi interessa chi verrà colpito, questa volta. 24 ore: scendo dal treno, mi imbarco e di voi io non saprò nulla. Come voi di me.»

Il mio interlocutore distoglie lo sguardo dal mio. Mi volto, infastidito: la ragazza ci sta fissando sorridendo. La scaccio con la mano e lei, un istante dopo, se ne va senza cambiare espressione.

Passo la mia valigetta a Mr. Panama, sto già dimenticando il mio passato.

Avrò modo di ripulirmi l’anima, penso, contando a mente il malloppo della mia nuova The Bridge.