Tonerella (o Tonerentola?)

· 311 parole · 2 minuti di lettura · millantastorie

All’Agenzia Supereroi Uniti, Aurora era considerata una risorsa preziosa.

Non in missione, però.

Secondo il direttore Titanio il suo rarissimo potere “limitava leggermente il suo impiego operativo”.

Così, mentre Forzuto fermava treni in corsa e Lady Meteora deviava asteroidi, Aurora fotocopiava missioni, gestiva l’archivio e lucidava i pavimenti, che ormai brillavano più dello scudo di Capitan Splendore.

«Aurora, c’è da svuotare il cestino radioattivo.»

«Aurora, il bagno dei mutanti ha bisogno di te.»

«Aurora, puoi fare venti copie del piano d’attacco?»

Lei obbediva sorridendo, mentre nella sua testa arricchiva il faldone “Colleghi da far sparire senza lasciare aloni”.

Un giorno, però, scattò l’allarme rosso: il malvagio Dottor Grinfia aveva rubato il Diamante Municipale e si era chiuso nel Museo Civico, protetto da un sistema di laser letali.

I migliori eroi partirono in posa plastica. Tornarono poco dopo in posa accartocciata.

«Impossibile entrare» disse Titanio, col mantello fumante. «I laser coprono tutto. Dal soffitto fino a cinquanta centimetri da terra.»

Aurora smise di pinzare fascicoli.

«Fino a cinquanta, hai detto?»

Tutti si voltarono a guardarla alzare la mano, ancora sporca di toner.

Fu allora che ricordarono il suo potere.

Aurora sapeva volare, solo che lo faceva a quaranta centimetri da terra.

Cinque minuti dopo, Aurora sfrecciava nel museo come un tappeto volante con un carico eccessivo.

Superò allarmi, trappole e un cartello con scritto “Attenti alla testa”, che ignorò perché la sua testa era al sicuro: era l’orgoglio, casomai, a sbattere ovunque.

Trovò il Dottor Grinfia intento a infilare il diamante in una borsa.

«E tu chi saresti?» rise lui.

«Quella delle fotocopie.»

Poi gli passò sotto le gambe, lo fece inciampare e lo legò con il cavo della scopa elettrica.

Il giorno dopo, Aurora ebbe una scrivania, una targa e un nome ufficiale: RasoTerra.

Continuò a volare basso, sì. Ma da quel momento tutti la guardarono dall’alto con molto più rispetto.