Ultima replica

· 330 parole · 2 minuti di lettura · brina

È buio sul palcoscenico, al cambio di scena.

Dalla buca sotto il proscenio, dove il resto dell’orchestra è in attesa, la melodia al pianoforte si fa strada nel silenzio e accarezza come un velo ogni spazio tra il pubblico, riempiendo la sala.

Una luce blu traccia i contorni della figura di Jess, il protagonista dello spettacolo, che intona il tema principale: una dichiarazione d’amore alla Musica. Mi sposto quanto basta, tra le quinte, per vederlo in piedi al centro del palco, con le braccia lungo il corpo e i pugni chiusi mentre, con timbro scuro da baritono, invoca la musica del futuro, del passato, quella che salva e segna i capitoli della vita, quella che tutti abbiamo dentro. Il primo amore di ogni artista.

L’orchestra si unisce al piano con i suoi elementi. Le luci esplodono, illuminando il palcoscenico.

Sorrido a Debby, la coprotagonista. «Ci siamo» sussurra, preparandosi a tornare in scena.

Intanto realizzo di non dover più contare per riconoscere il mio turno di entrata, perché questa è l’ultima replica e ogni passo risulta naturale come respirare. Mi muovo sulla variazione al pianoforte. Sul palco, inspiro. La mia voce si fonde con quella di Jess, di Debby e degli altri attori in un’armonia che dapprima disarma gli spettatori e poi li entusiasma, come ogni sera da mesi.

Il ritmo del cuore accelera, appena si compone la consapevolezza che è l’ultima volta per noi, qui, tutti insieme: è uno strappo che fa male a ogni chiusura.

Sposto lo sguardo, sui volti dei miei compagni leggo le mie stesse emozioni. La nostalgia per ciò che sta finendo si mescola all’eccitazione per le occasioni che verranno.

Altre mani si stringono alle mie.

Siamo una cosa sola, una consonanza di voci e corpi, adesso. “E domani?”, penso.

Tra le labbra sento il sale delle lacrime, ma mi accorgo di sorridere mentre gli applausi del pubblico ci accompagnano verso il finale avvolgendoci come un abbraccio.

Domani, torneremo a essere singole note di un’altra Musica.